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Sappiamo leggere le etichette? UNI EN ISO 9001 22000… sono certificazioni di qualità volontarie e vale la pena conoscerle
Cosa significa quando leggiamo su un sito o su un prodotto sigle come UNI EN ISO 9001 22000 o altri numeri e lettere? Può esserci utile come consumatori? Può servirci saperlo quando acquistiamo un prodotto?

Si tratta di certificazioni di qualità. Le certificazioni attestano tramite un ente indipendente accreditato, a seguito di audit periodici che comprendono esami documentali e ispezioni, il rispetto di uno standard o di una norma (cogente o volontaria) da parte di un’organizzazione. Per quanto attiene ai sistemi di gestione di qualità, il percorso di certificazione è adottato dagli operatori su base volontaria.

Certificazioni di processo
Poi in questo caso bisogna distinguere tra certificazione di processo e certificazione di prodotto. Le certificazioni di processo attestano che l’intero insieme delle operazioni condotte nell’ambito di una organizzazione – dalla selezione dei fornitori e l’approvvigionamento delle materie prime, fino all’immissione in commercio e la gestione di eventuali non conformità successive – siano eseguite nel rispetto delle procedure definite, con regolarità e continuità. La qualità è perciò intesa come capacità di seguire con criterio le procedure volte a garantire il rispetto della legislazione, dei requisiti di contratto e delle politiche aziendali.

La ISO 9001 e 22000
La norma principale è la ISO 9001, legata all’Organizzazione Internazionale per la Normazione. Spesso in etichetta è accompagnata alle sigle UNI EN, che sono i corrispondenti in Italia e in Europa dell’ente di normazione internazionale.

La ISO 9001 è una certificazione di qualità di ampio spettro, che vale per tutte le aziende, non solo quelle dell’agroalimentare e certifica la capacità dell’azienda di seguire procedure razionali, documentate, improntate al rispetto delle norme e al miglioramento continuo. È sicuramente un ottimo biglietto da visita.

C’è poi uno standard dedicato alla sicurezza alimentare, che è la ISO 22000, che prende le sue basi dalla 9001 e sviluppa i temi specifici di buone prassi igieniche e di autocontrollo igienico-sanitario nella filiera agroalimentare.

Le troviamo in etichetta?
Le certificazioni di processo non dovrebbero in teoria venire indicate in etichetta, anche se ciò a volte accade e tutto sommato non è da biasimare, poiché si tratta di un’informazione che i consumatori possono apprezzare. Se ne trova comunque notizia sui siti web aziendali.
Si tratta di una certificazione di processo, quindi si tratta di una garanzia sulla cultura organizzativa: queste certificazioni non esprimono il valore intrinseco del prodotto, ad esempio le prerogative nutrizionali e organolettiche, o la provenienza e qualità delle materie prime. Attestano, invece, il rispetto di apposite procedure in fase di produzione, tese a garantire il rispetto delle regole e degli impegni assunti (nei confronti dei clienti commerciali e dei consumatori), oltreché i più elevati standard di sicurezza alimentare.
Alle certificazioni “di processo” si possono poi abbinare quelle “di prodotto”, mediante le quali si attesta che le qualità del prodotto rispondano a determinate caratteristiche, e anche qui può intervenire un ente certificatore. Sono per esempio le certificazioni che attestano l’assenza di residui di pesticidi, oppure l’adesione a un particolare disciplinare, anche a quelli di cui abbiamo parlato, ad esempio Dop, Doc, Igp.

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